La Madonna sostiene il Bambino paffuto che benedice instaurando un dialogo muto ma intenso con l’osservatore; ai lati, poggiati sui braccioli del trono, due angeli perfettamente speculari sono in contemplazione del gruppo sacro, mentre altri due si sporgono al di sopra dell’alzata e ci presentano alla vista un vaso ricolmo di frutti turgidi le cui forme risaltano nella luce che spiove dall’alto.

La complessa simbologia cristiana che accompagna la visione è esplicitata nei fiori e nei frutti disposti sapientemente, quasi ad evidenziare la salda geometria dell’intero impianto compositivo. Il pomo stretto da Gesù al petto rimanda al peccato originale e alla redenzione dell’umanità attraverso la sua Passione, tema ripreso anche dagli altri frutti in alto sul trono e dalla rosa rossa appesa al festone di alloro; i due gigli dai lunghi steli richiamano invece la purezza della Madre, concepita senza peccato. Il trono, imponente nella sua massa, dichiara tutta la conoscenza del pittore di nozioni architettoniche desunte dal mondo antico nelle volute a ricciolo, nell’alternanza dei marmi mischi, nel ‘design’ dei capitelli e dell’architrave.

La tavola, priva della sua carpenteria originale e in uno stato di conservazione non eccellente, entrò nella collezione della Galleria Nazionale delle Marche nel 1988 a seguito della vendita da parte degli eredi di Vittorio Cini; in precedenza sostò nel DeGoesbriand Memorial Hospital di Burlington nel Vermont (Stati Uniti). A oggi non se ne conosce l’originaria provenienza.

Il dettaglio del pennello poggiato in un vasetto nell’angolo in basso a sinistra della tavola sembra quasi dimenticato lì dal pittore: in un gioco tra illusione e realtà si potrebbe immagine che, col colore scuro che s’intravede, egli avesse vergato il piccolo cartiglio dipinto in cui invoca per sé la protezione della Vergine. Giovanni Angelo d’Antonio da Bolognola, già noto agli studi col nome critico di Maestro dell’Annunciazione di Spermento (la tavola eponima si conserva nella Pinacoteca di Camerino), dipinse quest’opera in un momento già avanzato della sua lunga carriera: nel 1451 è documentato a Firenze, ospite di Cosimo de’ Medici insieme al camerte Giovanni Boccati; soggiornò a Padova – e l’interesse per Donatello è dichiarato nel nostro dipinto – e si confrontò anche con la pittura luminosa e prospettica di Piero della Francesca, come ben si evince dai carnati e dalla potente volumetria delle figure e dell’architettura dipinta.

Autore: Giovanni Angelo d’Antonio da Bolognola
Data realizzazione: 1455-1460 ca.
Luogo di conservazione: Urbino, Galleria Nazionale delle Marche
Luogo di provenienza: convento di Santa Chiara di Urbino
COD INV: D 6
Dimensioni: 141 × 96 cm
Tecnica: Tavola

Autore: Giovanni Angelo d’Antonio da Bolognola
Data realizzazione: 1455-1460 ca.
Luogo di conservazione: Urbino, Galleria Nazionale delle Marche
Luogo di provenienza: convento di Santa Chiara di Urbino
COD INV: D 6
Dimensioni: 141 × 96 cm
Tecnica: Tavola


La Madonna sostiene il Bambino paffuto che benedice instaurando un dialogo muto ma intenso con l’osservatore; ai lati, poggiati sui braccioli del trono, due angeli perfettamente speculari sono in contemplazione del gruppo sacro, mentre altri due si sporgono al di sopra dell’alzata e ci presentano alla vista un vaso ricolmo di frutti turgidi le cui forme risaltano nella luce che spiove dall’alto.

La complessa simbologia cristiana che accompagna la visione è esplicitata nei fiori e nei frutti disposti sapientemente, quasi ad evidenziare la salda geometria dell’intero impianto compositivo. Il pomo stretto da Gesù al petto rimanda al peccato originale e alla redenzione dell’umanità attraverso la sua Passione, tema ripreso anche dagli altri frutti in alto sul trono e dalla rosa rossa appesa al festone di alloro; i due gigli dai lunghi steli richiamano invece la purezza della Madre, concepita senza peccato. Il trono, imponente nella sua massa, dichiara tutta la conoscenza del pittore di nozioni architettoniche desunte dal mondo antico nelle volute a ricciolo, nell’alternanza dei marmi mischi, nel ‘design’ dei capitelli e dell’architrave.

La tavola, priva della sua carpenteria originale e in uno stato di conservazione non eccellente, entrò nella collezione della Galleria Nazionale delle Marche nel 1988 a seguito della vendita da parte degli eredi di Vittorio Cini; in precedenza sostò nel DeGoesbriand Memorial Hospital di Burlington nel Vermont (Stati Uniti). A oggi non se ne conosce l’originaria provenienza.

Il dettaglio del pennello poggiato in un vasetto nell’angolo in basso a sinistra della tavola sembra quasi dimenticato lì dal pittore: in un gioco tra illusione e realtà si potrebbe immagine che, col colore scuro che s’intravede, egli avesse vergato il piccolo cartiglio dipinto in cui invoca per sé la protezione della Vergine. Giovanni Angelo d’Antonio da Bolognola, già noto agli studi col nome critico di Maestro dell’Annunciazione di Spermento (la tavola eponima si conserva nella Pinacoteca di Camerino), dipinse quest’opera in un momento già avanzato della sua lunga carriera: nel 1451 è documentato a Firenze, ospite di Cosimo de’ Medici insieme al camerte Giovanni Boccati; soggiornò a Padova – e l’interesse per Donatello è dichiarato nel nostro dipinto – e si confrontò anche con la pittura luminosa e prospettica di Piero della Francesca, come ben si evince dai carnati e dalla potente volumetria delle figure e dell’architettura dipinta.