Federico Barocci Urbino. L’emozione della pittura moderna
Frutto di più di tre anni di lavoro, la mostra riporta per la prima volta a Urbino, nella sontuosa cornice di Palazzo Ducale, le opere di uno dei suoi figli più illustri, Federico Barocci (1533-1612). Pittore eccelso, straordinario disegnatore e innovativo incisore, Barocci segna per quasi un secolo la scena artistica italiana ed europea. Nonostante la scelta, inconsueta all’epoca, di restare nella sua città natale, lontana dai grandi centri culturali, egli riesce a imporsi come il più ammirato, richiesto e pagato autore di dipinti sacri a cavallo fra XVI e XVII secolo. Con prestiti eccezionali provenienti da chiese e dai principali musei nazionali e internazionali, la mostra, di taglio monografico, raccoglie più di ottanta tra dipinti e disegni di Barocci, illustrando tutte le fasi della sua lunga carriera. Con l’occasione è stata condotta una poderosa campagna di restauri che tanto ha svelato delle capacità e innovazioni tecniche dell’artista. Il percorso espositivo si articola secondo un ordinamento tematico, volto ad approfondire le peculiarità della produzione del grande maestro marchigiano. Una scelta significativa di capolavori illustra temi come l’ambiente urbinate, con i ritratti dei suoi protagonisti; la messa a punto della grande macchina della pala d’altare, ispirata ai principi della Controriforma; l’inedita sensibilità naturalistica, nata dal continuo confronto con il contesto ispiratore del paesaggio del Montefeltro, fino alle ultime, struggenti opere, distese fino al primo decennio del Seicento e nelle quali il colore si sfalda diventando pura emozione cromatica. L’esposizione permette di delineare un’incredibile avventura artistica dalla quale emerge una delle personalità più originali e affascinanti del Cinquecento europeo, rinnovando il sodalizio tra Barocci e la Galleria Nazionale delle Marche, che ne conserva alcuni sommi capolavori, e che venne inaugurata nel maggio 1913, proprio il giorno delle celebrazioni del centenario della morte.
Federico Barocci Urbino. Emotion in modern painting
The result of more than three years of work, the exhibition brings to Urbino for the first time, in the sumptuous setting of the Ducal Palace, the works of one of its most illustrious sons, Federico Barocci (1533-1612). A sublime painter, extraordinary drawer and innovative engraver, Barocci marked the Italian and European art scene for almost a century. Despite his choice, unusual at the time, to remain in his home town, far from the great cultural centres, he succeeded in establishing himself as the most admired, sought-after and well-paid author of sacred paintings around the late 16th and early 17th centuries. With exceptional loans from churches and major national and international museums, this monographic exhibition brings together more than eighty of Barocci’s paintings and drawings, illustrating all the stages of his long career. A powerful restoration campaign was carried out for the occasion, revealing so much of the artist’s skills and technical innovations. The exhibition itinerary is divided according to a thematic order, aimed at delving into the peculiarities of the production of the great master from the Marche region. A significant selection of masterpieces illustrates themes such as the Urbino environment, with portraits of its protagonists; the development of the great machine of the altarpiece, inspired by the principles of the Counter-Reformation; an unprecedented naturalistic sensibility, born out of the continuous interaction with the inspirational context of the Montefeltro landscape, up to the last, poignant works, stretching to the first decade of the 17th century, in which colour breaks down to become pure chromatic emotion. The exhibition allows us to outline an incredible artistic adventure from which one of the most original and fascinating personalities of 16th century Europe emerged, renewing the association between Barocci and the Galleria Nazionale delle Marche, which preserves some of his supreme masterpieces, and which was inaugurated in May 1913, on the very day of the 300th anniversary celebrations of his death.
